La Madre delle Operaie - Vita e opere

Le famiglie erano numerose nel 1869, quando nacque Carolina, figlia di Bletrami Giovanni, abile orafo milanese trasferitosi ad Alessandria e Maria Virgina Antonia Vigna, figlia di un falegname Alessandrino. Carolina Anna Maria nacque il 4 agosto e venne battezzata il 7 agosto nell'odierna chiesa parrocchiale di Via San Lorenzo, prima di numerosi fratelli, molti dei quali morirono in tenera età.

La famiglia Beltrami si trasferì successivamente a Milano probabilmente in seguito ad una malattia del padre, dove tuttavia Carolina entrò in contatto con due grandi realtà religiose di vita attiva e contemplativa: le Suore Canossiane, presso le quali frequentò l'asilo e le scuole elementari, e le Monache della Visitazione. Dalla prima esperienza trasse una grande sensibilità verso la questione dell'educazione delle giovani donne, mentre l'esperienza contemplativa le fece maturare una forte devozione per la Vergine Maria, ad opera della zia Madre Maria Ignazia.

La prima gioventù

Nel 1880 la famiglia fece ritorno ad Alessandria dove Carolina proseguì gli studi tecnici a Tortona. Dovette in seguito interromperli a causa del velo di scandalo gettato dalla sua presenza femminile in una scuola prettamente maschile, ma continuò la sua formazione da autodidatta. La sua passione erano le materie umanistiche, prime fra tutte il latino e la letteratura italiana. L'ambienbte alessandrino non offriva la vivacità formativa di Milano, ma questo non bastò a frenare la grande intraprendenza della giovane Carolina. A 12 anni intraprese un nuovo cammino dedicandosi alla formazione delle bambine della Prima Comunione presso la parrocchia del Duomo ed il 21 giugno 1891 istituisce il Circolo delle Società della Gioventù Cattolica Italiana San Luigi, anche grazie all'appoggio del canonico Enrico Jachino.

Il laboratorio

La ventata di novità introdotte dalla giovane Carolina non era ancora terminata. La sua più grande opera arrivò all'inizio del 1898. Insieme a Maria Negro, al servizio in Vescovado presso mons. Pietro Giocondo Salvaj, e Bice vite, abile camiciaia, trasformarono un retro bottega di proprietà di una zia di Carolina situato in piazza del Duomo nel loro laboratorio, concretizzando così l'idea che da tempo Carolina coltivava: "...formare una pia unione di giovani donne, che vivendo in seno alle loro famiglie, animate da un medesimo spirito, abbiano ad essere più corpi formanti un'anima sola, all'unico scopo di guadagnare anime a Nostro Signore Gesù Cristo". La missione si proponeva di offrire un riparo per tutte le giovani donne alessandrine, inserite in un mondo del lavoro latore di ideologie anicristiane e di creare con esse un gruppo di operaie sorrette dalla preghiera che potessero vivere del frutto del proprio lavoro. Il laboratorio venne intitolato alla Vergine Immacolata dopo il ritrovamento durante i lavori di pulizia del locale di un'immaginetta della Vergine Immacolata del Murillio. Il 22 gennaio il laboratorio venne benedetto ed iniziò l'attività.

Il 2 ottobre dello stesso anno Carolina, insieme alle cofondatrici del laboratorio ed alcune altre simpatizzanti si trasferirono in una casa comune in via Faa di Bruno 31, donata dalla Beata Madre Teresa Grillo Michel, dove iniziarono un cammino di vita comunitaria. Presto il numero cresce, nel 1899 si contano dodici membri, tra cui alcune giovani oepraie del cappellificio Borsalino. L'ambiente che ne nasce non si limita ad una semplice cooperazione, infatti Carolina introduce in Alessandria molti degli elementi dellavita oratoriale conosciuta in gioventù a Milano, affiancando al lavoro momenti di crescita formativa, scuola di canto, intrattenimento intelligente, momenti di svago e pesche di beneficienza.

La disattenzione sociale femminile

La condizione lavorativa delle donne all'inizio del '900 preoccupava molto Madre Carolina. La totale assenza di guida morale e spirituale per queste giovani immerse in ambienti fortemente anticristiani, l'assenza di tutele dei diritti sul lavoro, insieme alle dure condizioni di lavoro dell'epoca ed i lunghi turni di lavoro in ambienti malsani, rischiavano di intossicare le giovani operaie, la maggior parte delle quali erano impiegate presso il cappellificio Borsalino, nel berrettificio Reghezzi & Lunati e alla filanda Fratelli Cernaia. Carolina volle perciò creare un punto di incontro per queste giovani anime, un lavboratorio serate di cucito dove queste donne potessero incontrarsi dopo il lavoro giornaliero e dedicarsi ad un'attività manuale, all'interno della quale imparavano a conoscere ed amare il Signore. In seguito si affiancò al lavoro manuale tutta una serie di attività ricreative.

La notte scura

Il laboratorio era ormai lanciato, raccoglieva numerose operaie all'uscita delle fabbriche e giovani rimaste senza lavoro in quegli anni difficili, procurandosi lavoro e accrescendo il proprio ruolo di salvaguardia sociale. Tuttavia anche Carolina conobbe lo sconforto e la delusione quando si trovò osteggiata dallo stesso canonico Enrico Jachino, Direttore Spirituale delle Pie donne dell'Immacolata. Egli, pur troovandosi inaccordo con le idee di Carolina, spesso ne contestava l'attuabilità nel timore di perdere il ruolo di coordinatore dell'opera. Madre Carolina non si oppose mai a queste direttive, ne mostrò rancore per i provvedimenti, tuttavia fu costretta ad allontanarsi da Alessandria per dodici anni per fare ritorno a Milano dove incontrò i Servi di Maria, apprendendone la spiritualità. Il 17 aprile 1910 nella chiesa di San Giacomo della Vittoria di Alessandria fece il suo ingresso nel Terzo Ordine dei Servi di Maria dedicandosi alla formazione delle Novizie. Nel frattempo in Alessandria l'Opera di Carolina conosceva i primi momenti difficili in seguito all'abbandono di personaggi chiave fondatori.

Nel deserto degli Orti

Il 3 maggio 1919, con l'ingresso alla reggenza della diocesi di mons. Giosué Signori, personaggio austero ed intransigente ma dalle vedute molto aperte, Carolina ritrovò un sostegno. Il nuovo Vescovo la richiamaò Carolina in Alessandria nominandola Superiora Generale in occasione dell'anniversario della fondazione dell'Opera il giorno 15 gennaio 1920. Il 30 gennaio la comunità diventò congregazione religiosa diocesana e nell'anno seguente ritrova il vigore perduto grazie anche al carisma della fondatrice, destinato a purtroppo a durare solo pochi anni. Con l'ingresso alla reggenza della diocesi di mons. Nicolao Milone il 16 luglio 1922 la Comunità vive momenti di fraintendimento e confusione, finché il 3 aprile 1923 Giuseppina Scansetti subentra a Madre Carolina nella direzione dell'Opera in seguito ad una nuova elezione. Carolina si ritira nella casa di via Colombo 35 nel quartiere Orti di Alessandria, da lei fondata il 17 gennaio 1923, dove vi si stabilisce definitivamente il 9 dicembre 1924. Il suo arrivo in un luogo pervaso di anticristianità venne colto con grande entusiasmo dalla gente del posto.

L'ingresso nella casa del padre ed il processi di caninizzazione

I problemi di salute non tardarono a manifestarsi nel marzo 1932, quando i dolori alla testa e l'otite la costrinsero a letto. Il 3 aprile si ritirò definitivamente nella sua stanza dalla quale usci solo l'8 aprile alle 14:30, dopo aver ricevuto l'estrema unzione, per fare ritorno alla Casa del Padre.Tutto il quartiere partecipa alle esequie, durente le quali mons. Nicolao Milone la definì fondatrice delle Immacolatine.

Il 2 luglio 1954 la Congregazione delle Suore Immacolatine diventa istituzione di Diritto Pontificio mentre domenica 8 marzo 1980 inizia il processo di beatificazione di Carolina Beltrami, conclusosi il 9 giugno 1983. Nel 2007 viene riconosciuta la sua virtù eroica fino ad arrivare al lunedì 19 gennaio 2009, quando la Santa Sede rende nota l'approvazione dei Decreti che hanno riconosciuto i miracoli attribuiti all'intercessione di cinque venerabili, diffondendo anche l'approvazione di sei Decreti che riconoscono le virtù eroiche di altrettanti Servi di Dio tra cui Madre Carolina.